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Il destino tragico di un grande voivoda
articolo [ Cultura ]
Dal libro, „Quando il tempo tace, i fantasmi parlano-Dracula, leggenda e storia”,

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di [marilenarodica ]

2011-02-27  |     | 



Il destino tragico di un grande voivoda

Sinuoso e affascinante è il cammino verso il confine tra le due grandi regioni storiche della Romania, la Valacchia e la Transilvania, ed il quale attraversa i Carpazi, come sinuoso e affascinante fu il cammino della nostra storia e della vita stessa di Vlad Ţepeş, che affrontarono un destino il quale lasciò delle forti tracce nella memoria del tempo!
La fortezza di Bran e la città di Braşov sono state i più importanti posti strategici, disputati, a turno, dalla Transilvania e dalla Valacchia. In un momento storico difficile, in cui si erano accentuate le dissensioni e la lotta per il trono fra la famiglia “Dăneştilor”, cioè delle persone discendente di Dan I (il fratello del voivoda Mircea il Vecchio) e quella di Vlad Dracula (Dracul), che fondò anche “la partita dei Drăculeşti”, Vlad (il padre di Ţepeş) si rifuggiò in Transilvania, dove visse come bravo cavaliere, nel servizio della corona ungherese e tedesca.
Al di là dei monti, nella pittoresca città di Sighişoara, visse anche il suo secondo figlio, che ha ricevuto il suo nome, Vlad, al quale si è aggiunto più tardi, il soprannome di “Ţepeş”.
Durante la prima signoria di Vlad Dracul (1436-1442), i due figli, Mircea e Vlad, rimasero accanto al padre, lo accompagnarono nelle campagne di guerra, essendo educati nello spirito dell’arte cavalleresca. Alto stesso tempo, ricevettero, una particolare istruzione, forse con i più eruditi preti del tempo.
Dopo aver riuscito conquistare, per la seconda volta, il trono della Valacchia (1443-1447), Vlad Dracul fu invitato, ufficialmente, alla corte ottomana e se ne andò insieme ai suoi due figli, Vlad (Ţepeş) e Radu (cel Frumos). Accusato però, di infedeltà, fu incarcerato insieme a loro. Questo fu il più doloroso e difficile fatto della vita del giovane Vlad (Ţepeş), il quale, a causa delle sue sofferte conseguenze, si mise, definitivamente, l’impronta sui sentimenti, sull’indole e sul comportamento del futuro voivoda. Per salvarsi la vita, la famiglia ed il trono, Vlad (il padre) fu costretto a lasciare i due figli nelle mani degli ottomani, come ostaggi. Il giovane Vlad visse dunque, prigioniero, isolato, nel cuore dell’Asia Minore, in una fortezza dei monti di Anatolia, lontano dal suo paese, dalla famiglia, lo spavento della morte e delle cattive minacce, per quattro anni. Questo fu il triste e decisivo periodo in cui nacquero, nella mente e nell’animo, l’odio verso i nemici e verso l’ingiustizia, aumentando la rabbia verso gli ottomani e trasformandolo, con il suo temperamento già voluntario, impulsivo e colerico, in una persona desiderosa della più crudele vendetta. Il suo animo avvelenato e la sua mente infiammata dall’odio determinarono dei cambiamenti profondi, per sempre, nel suo futuro comportamento.
L’uccisione di suo padre e del suo caro fratello, Mircea, dalla partita rivale dei “Dăneştilor”, segnò, definitivamente, il profilo morale e comportamentale del futuro voivoda, come uomo crudele, spietato. Questo riuscì, nell’autunno del 1448, a ritornare, di nascosto, nella Valacchia ed a occupare il trono del Paese. Insieme al famoso e bravo comandante Iancu de Hunedoara, Vlad Ţepeş si impegnò seriamente, in circostanze complesse, nella lotta contro la minacciosa espansione dell’Impero Ottomano, il cui temuto nemico diventò. Nell’anno 1452, Vlad Ţepeş si trovava a Braşov e semba che sia rimasto, per un tempo, al confine del sud della Transilvania, che la separava dalla Valacchia.
All’inizio della sua signoria, il voivoda intratenne delle buone relazioni con i sassi di Brasov e Tara Bârsei (il Paese di Bârsa), ma anche con i forti e ricchi borghi dal confine della Transilvania. Così come risulta della corrispondenza con le città di Braşov e di Sibiu, decise, insieme ai sassi e ai secui, di lottare e di aiutarsi reciprocamente contro l’espansione ottomana. Quando è diventato però, incomodo per i negozianti disonesti, i cui privilegi limitò ed i quali puniva crudelmente, se sbagliavano, tramite il già famoso “impalare”, Vlad Ţepeş fu vittima di un complotto: fu incarcerato da Matei Corvin (Mattia Corvino) e portato poi a Buda.
Molto tempo dopo, il re Mattia Corvino si è accorto che, in realtà, Vlad Ţepeş (Dracula, come era già soprannominato e come firmò alcuni documenti) non era stato colpevole, e, lo richiamò al trono della Valacchia, essendo incapace di far fronte alla minaccia ottomana.
Tradito da alcuni boiardi, circondato dai turchi che lo sorpresero poco preparato per una nuova e dura lotta, Vlad Ţepeş fu vilmente ucciso, e sembra che questo sia successo all’inizio dell’anno 1477. La testa del voivoda è stata mandata a Ţarigrad (Tzarigrad) per ricordare, per sempre, lo spavento che aveva riuscito a seminare tra gli ottomani, mentre il suo corpo è stato macellato con sadismo. Raccolto e sepolto, di nascosto, da alcuni buoni fedeli, giace in una tomba del monastero di Snagov.
Così sparì tragicamente, dalla scena politica del tempo, un eroe del popolo romeno e un insuperabile stratega militare nella lotta antiottomana.
Ammirato e odiato, invidiato e apprezzato, temuto e temerario, il voivoda Vlad Ţepeş rimane una tra le figure più importanti e controverse della nostra storia, tumultuosa e sinuosa come la sua vita.
Egli esiste però, al di là della morte, non solo nella storia e nella coscienza del suo popolo! Avvolto nel mistero dei suoi più spietati fatti, è rimasto trasfigurato nelle sfumature inesistenti di una celebre fantoma: Dracula! Una fantoma che sembra che abbia scelto collocarsi tra le mura di uno dei posti più importanti e forse più cari al grande voivoda: il Castello di Bran.

Bibliografia
“Magazino istorico” – febbraie, 1998
“Racconti medievali su Vlad Tepes – Draculea”, di Ion Stavarus, Edizioni “Univers”, 1978
“La storia dei romeni”, manuale per l’XI-esima classe, Edizioni Didactica e Pedagogica, Bucarest
“Dracula” di Bram Stoker – Editura “Univers”, 1990
“Pagine leggendare della storia del popolo romeno” – di Manole Neagoe, Edizioni “Ion Creanga”, Bucarest, 1981
“Il Bran, porta in Carpazi” – di Titus H. Hasdeu, Edizioni “Albatros”, Bucarest, 1979
“Sulle tracce di Vlad Tepes” – di Radu Stefan Ciobanu, Edizioni “Sport¬Turismo”, Bucaret, 1979

Dal libro, „Quando il tempo tace, i fantasmi parlano-Dracula, leggenda e storia”, edizione romeno-italiana, autore Marilena Rodica Chiretu-2000, Pitesti-Romania.

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