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di Jacqueline Cristina MIù [jacquelinemiu]

2008-08-01  |     | 



L'assenza nobilita il silenzio
nelle parole cola il blu da una vena aperta sull'eternità
si trasformano in uccelli messaggeri d'amore i vespri prima del prego
veloci pensieri ancor tra le fiamme esplodono cercando nell'iride il riflesso
tu che dai a tutto questo un senso sembri una stella senza sorte
col cuore desideroso di specchiare sul volto della Luna
il suo scarlatto pallore.

Mi cade addosso il peso del cosmo,
tutta la volta celeste gremita di fiamme,
ho la spalla dei sogni rotta e dolorante,
le braccia sconfitte dalla torre d'astri,
solo gli occhi restan illesi in questo tramonto d'anime
protetti dal corpo che brama l'inchiostro

nel deserto di un foglio gelido come la morte

come le lande di un regno senza imperatore...

Mi manca il verbo
le labbra sbriciolano sul vuoto suoni vaghi
articolo visioni magiche di noi due insieme
tra lenzuola madide di acque in stanze prigioniere del buio,
mi manca l'aria al respiro tagliato
l'iride confessa una lacrima salata che
si rompe sulla guancia del pavimento
che senza le tue impronte care diventa schiavo delle ombre.

L'assenza pietrifica il rumore,
notturna ed alba
van a braccetto nel mio capo,

forse sono malato di immensità come un Dio del suo universo
non sento il passaggio mortale del tempo,
ma solo il tuo fiato,
al di la del'orizzonte,
su una riva bagnata solo dal oceano dei miei sogni,


senza fondali

che tu potresti attraversare volendo

colpito dal mio occhio
separando le sabbie dalle acque
con un bacio.


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