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Poezii Românesti - Romanian Poetry

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concorso letterario Arbor Romanzo Feuilleton indetto dalla Faligi Editore
prosa [ ]

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di [faligi ]

2011-02-01  |     | 



Concorso letterario Arbor Romanzo Feuilleton gratuito. Rivolto a scrittori, scrittori esordienti e autori
La Faligi Editore indice Arbor, un concorso letterario che prevede la partecipazione di diversi autori, impegnati in un progetto unico per contribuire alla creazione di un romanzo a più mani, secondo la tradizione dei romans- feuilleton ottocenteschi.
Partecipa anche tu al concorso letterario gratuito, raccogli la sfida che ha fatto la fortuna di Balzac e Dickens, Victor Hugo e Alexandre Dumas padre, Edgar Allan Poe e Grazia Deledda, contribuisci a scrivere un romanzo del tuo genere preferito storico, fantascienza, fantasy, rosa, giallo, favola.

Assapora l'atmosfera dei feuilleton, nell'attesa dell'uscita del prossimo capitolo; la giuria popolare di lettori e scrittori proclamerà il migliore autore, che diventerà il vincitore assoluto del progetto Feuilleton Arbor 2011.

Al vincitore assoluto la Faligi Editore proporrà la pubblicazione (gratis) di un romanzo inedito, in cinque capitoli, che sarà stampato nelle cinque uscite del Feuilleton Arbor 2012.

Scarica il Bando e la scheda di partecipazione http://www.faligi.eu/arbor/regolamento/regolamento.html

www.faligi.eu/arbor/index.html

SCRIVI A: arbor@faligi.com

PARTECIPA, LEGGI GLI INCIPIT, TRAI ISPIRAZIONE E SCRIVI IL TUO CAPITOLO.


Incipit Progetto Feuilleton.(SEI GENERI LETTERARI STORICO, FANTASY, FANTASCIENTIFICO, ROSA, GIALLO, FAVOLA)
40000 BATTUTE SPAZI INCLUSI, (CIRCA 16 PAGINE WORD)
Storico

Percorrevo in silenzio insieme ad Andrea il lungo porticato posto a fianco della pubblica via. Intabarrati sino al collo, con la sciarpa sul viso, saremmo sembrati entrambi due loschi figuri, se non fosse stato che il freddo persistente, così insolito nella città di Genova, giustificava senza dubbio il nostro abbondante abbigliamento.
All’improvviso, tra le anonime bancarelle e negozi della via, all’unisono sentimmo entrambi come un dolce tepore provenir dall’interno di una piccola osteria, un brusio allegro, il rumore dei bicchieri, il dolce odore di una focaccia appena cotta: ci scambiammo un rapido gesto di assenso, decidemmo di entrare.

Trovammo subito un tavolo di legno vuoto, ci accomodammo e togliendoci sciarpe e cappotti, sentimmo: com’è inebriante la sensazione di calore che si prova stando al chiuso, dopo aver trascorso due intere ore passeggiando fuori, con il freddo intenso e il vento gelido che sembra tagliare la pelle delle gote e della fronte.

Si avvicina una donna, una cameriera, che senza dire nulla appoggia sul tavolo due bicchieri e una bottiglia di vino, insieme a un piatto ricolmo di fragranti focacce all’olio appena sfornate. Le allungo uno scudo e la ringrazio con un cenno del capo, e riempio i bicchieri: finalmente ora posso parlare con Andrea in tutta tranquillità.

“E allora - incomincio senza tanti preamboli - è vero quello che si dice? Che si stanno reclutando volontari per la partenza? Che è ormai questione di giorni, di ore?”

Il mio amico, che sino ad allora era rimasto immobile e con uno sguardo distaccato, come in un lampo si riaccende, gesticola con le mani, gli occhi gli brillano di fervore patriottico: “Si, è vero, siamo ormai quasi in mille. Entro pochi giorni partiremo, andiamo a fare l’Italia unita, sotto un’unica bandiera. Sarai dei nostri anche tu?”

Fantascienza
2375. Sono qui in attesa che Cocchi partorisca mia figlia, la mia unica progenie.
Scrivo lentamente perché la mia mente non incide a sufficienza le lettere nel diario olografico.
Le urla si sono fatte sempre più forti fino ad affievolirsi nel lamento eterno di una partoriente che si perde nella notte dei tempi. Forse anche mio padre e mio nonno e forse anche i miei trisavoli non sapevano cosa accade quando una vita prende forma con il suo primo vagito. Li immagino lì in attesa proprio come lo sono io, attoniti.
La mia mente vaga e per un attimo il ricordo di altre urla affiora, prende possesso dei miei pensieri. Sono le urla ch’io stesso ho udito stringendo il coltello alla gola di un pirata della plastica.
Poi un lamento, un rantolo mentre la lama affondava nella sua carne.
Il vagito di mia figlia mi ridesta per un istante…
La mente vaga ancora nei meandri dei ricordi e penso…
Sono rimasto l’ultimo cacciatore, l’ultimo a difendere questo mondo, l’ultimo a uccidere.

Fantasy
La gemma di nuiuw.
Il popolo di nuiuw si riunì nel tempio. La gemma di nuiuw fu finalmente incastonata al suo posto nella statua della Dea Trische.
Tutti la osservarono con timore e venerazione: al terzo rintocco, tutto il popolo si alzò in piedi al cospetto della Dea e delle sacerdotesse; al sesto rintocco s’inginocchiarono; al nono rintocco si prostrarono.
Fu in quell’istante che notai per la prima volta le scanalature nella pietra del lastricato della navata del tempio.
Incuriosito, le osservai meglio, erano impronte di mani incise nella pietra e i nuiuw, prostrandosi in adorazione, si sovrapponevano ad esse.
Il dodicesimo rintocco segnò il termine della curiosa cerimonia, i nuiuw indietreggiarono senza mai voltarsi alla Dea e uscirono, io con essi.

La gemma di nuiuw era stata deposta, per la pace e la serenità dei popoli… Osservai il religioso silenzio che perdurava al di fuori del tempio e mi accorsi solo allora cos’era accaduto: le cicatrici che da tempo non si rimarginavano sui corpi dei guerrieri nuiuw si erano completamente saldate. Capii solo in quell’istante l’importanza della gemma di nuiuw.

Rosa
I capelli scuri della mia frangia si riflettono poco sul finestrino, il mio viso è una macchia bianca con gli occhi grandi. Appoggio la fronte al vetro, è freddo, cerco di vedere la campagna che scorre all’alba ma è inverno e l’oscurità della notte ingloba tutta la natura.
Tutte le mattine la corriera mi porta in città e giorno dopo giorno vedo lo scorrere del tempo e della mia vita in quel finestrino.
Questa mattina mi sento più vecchia, noto le prime rughe intorno alle labbra e la fossetta sul mento e mi sembra una ruga più grande, un segno che sprofonda nella mia pelle.

La corriera si ferma, il mio cuore sussulta.

Eccolo!

Spavaldo avanza a passo svelto per prendere posto tra i sedili vuoti.
Mi sembra di non aver notato nessun sedile accanto al mio che sia libero.

Sorride!

Sorride, con quel sorriso con la barba sfatta chiusa nella sua sciarpa da ragazzino.
Uno sguardo fugace, mi volto verso il finestrino e rivedo il segno sul mio viso, una macchia scura. Chiudo gli occhi per non vederla più.

Giallo
“Pronto polizia!”
“Ho trovato un uomo, anzi è stato Billy il mio cane che è sceso giù dal ponte lungo la scarpata e l’ha trovato!”
“Signore ha trovato un uomo? Lei come si chiama?”
“Ho trovato un uomo nudo, l’ho toccato con il bastone da passeggio, e mi sembra vivo!”
“Si calmi! Lei come si chiama?”
“Giovanni Frascati, Billy vieni qua!”
“Giovanni, dove si trova? Esattamente, dove?”
“Nella strada che percorro tutte le mattine con il cane! Per Dio, ho trovato un uomo tutto nudo! È legato! Dovete venire subito!”
“Senta, Giovanni, mi deve dire la strada, la via, dove si trova e deve calmarsi! Noi arriviamo subito!
Allora, la strada?”
“Ponte Sant’Angelo!”
“Billy! Billy vieni qua! Lascia stare quell’uomo, smetti di mordere la corda!”
“Adesso si calmi, richiami il cane e lo leghi! Rimanga in linea!”
“Giovanni rimanga in linea, le mando una pattuglia!”

I telegiornali per qualche mese mandarono in onda il seguente annuncio…
“L’uomo che vedete nella foto è stato ritrovato nel lungo Tevere, non ricorda nulla. Se tra gli ascoltatori vi fosse qualcuno che ne abbia conoscenza, è pregato di telefonare al numero in sovraimpressione…”

Karl fu ritrovato nudo come un verme, legato, infreddolito tra la sabbia, il fango e le foglie del fiume Tevere. Era stato Giovanni Frascati di anni 78 a ritrovarlo, o meglio Billy, il suo segugio da caccia.
Karl era il nome che l’infermiere del 118 gli aveva affibbiato per via della somiglianza con un suo cognato svedese che si chiamava appunto Karl…

Favola

C’era una volta una piccola coccinella di nome Rum, proveniva da un paese molto lontano …

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