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· Il concorso internazionale “I capelli di Berenice”
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Despre Boierism: manifest si razie
Tavola Rotonda
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- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 2007-02-06 | | “Non voglio tornare in città!” gridai irritata. “Voglio restare in mezzo ai campi a cacciare farfalle e libellule. Voglio giocare col fango e con la polvere sulla vecchia strada che passa davanti alla casa di Grand Mamma. Voglio la mia Grand Mammaaaaaaaa!” “Shhhhh! Calmati piccolina” intervenne papà. “Devi venire a casa con noi. Noi siamo la tua famiglia, disse, accentuando la parola noi. La nostra casa e la nostra vita non è là in campagna. Quindi dobbiamo tornare in città, tutti e tre: tu, io e la mamma; questa è la nostra famiglia. Là c’e il lavoro, ci sono i soldi, c’e pure qualche negozio. Andremmo insieme a scegliere una bambola, più grande e più bella di quella rotta che hai dovuto lasciare dai nonni.” “Quella era la bambola più bella al mondo! La nonna me la porterà quando verrà a trovarmi! Non ne voglio un’altra!” “Guarda, se tu farai la brava, appena arrivati in città, papà ti comprerà lo zucchero filato.” “Non mi piace lo zucchero filato!” I miei genitori non sapevano nemmeno quali erano le mie preferenze. Davano tutto per scontato. Volevano comprare il mio affetto e desideravo vedere subito i risultati. Ma la battaglia sarebbe stata dura, per loro e per me. Trattenevo le lacrime e fingendo l’indifferenza continuavo a guardare fuori dal vetro. Davanti ai miei occhi scorrevano velocemente paesaggi campestri, dipinti di verde e di giallo, di azzurro e di bianco, proprio come quelli che poche ore prima avevo lasciato dietro di me. Mamma si alzò dal suo posto e fece un cenno con la testa, una specie di segnale muto, rivolto a papà. Pochi secondi dopo vidi uscire entrambi dalla porta scorrevole del compartimento che ci ospitava. Essa si richiuse automaticamente, ma attraverso il suo vetro riuscivo a vedere e a decifrare, grazie al mio intuito ed alle mie capacità di leggere sulle labbra, quello che si dicevano. Mamma era molto nervosa e parlava ad alta voce. Papà cercava di consolarla, prendendogli la mano, accarezzandola e baciandogli la fronte. Ella invece continuava a brontolare e si ritirava ad ogni contatto con lui. “é solo colpa tua!” urlò. “Per me è troppo! Io non c’è la faccio! Ti occuperai tu della bambina. Hai voluto dei figli, adesso li hai. “ Figli??? Forse non ho capito bene… sicuramente non ho capito bene! E poi si sa che è facile sbagliare a leggere il labiale. Sono figlia unica, pensai, e da quel che ne so, i miei non desiderano altri bambini. Per loro io ero già di troppo. Cosicché si sono sbarazzati di me, abbandonandomi dai nonni per quattro lunghi anni.
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