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E poi ho visto la luce III ::


E poi ho visto la luce III
prosa [ ]

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di loredana preda [lory78]

2007-02-06  |     | 



Qui in campagna, dai miei nonni, cominciò tutto… Quando rimase incinta, la mamma fu scioccata. Si sentiva troppo giovane per procreare ed impreparata sull’argomento figli. A casa loro, il sesso era sempre stato un argomento tabù. D’altronde, nell’ambiente rurale le ragazze erano poco istruite in quel che riguarda la loro vita intima, da future donne. Nei loro incontri si parlava solo di cose futili, come i lavori al campo o quelli domestici, raramente di qualche bacio rubato. Ma quello non era un paese di Vergini Marie… tutt’altro. La sessualità veniva ignorata appositamente e ne usciva fuori solo quando qualcheduna di loro rimaneva incinta, spesso prima delle benedette nozze. Allora, le mamme premurose, minacciavano le loro proli: “Attenta a non finire come quella poco di buono! Se no, papà ci ammazzerà tutte e due. Ed il paese sparlerà per sempre!” Nonostante tutto, le ragazze cadevano sempre nella trappola dell’amore, e il numero dei bambini senza padre aumentava. Cosi, le male lingue del paese avevano sempre soggetti di discussione. Un giorno, toccò a mia madre… conobbe mio padre e fra di loro fu amore a prima vista. Lei aveva quasi diciassette anni, lui venti ed era la sua prima fiamma. Si amarono di nascosto per quattro mesi. Dopo, la loro storia segreta usci alla luce del giorno, insieme alla pancia crescente di mia madre. Non vi dirò lo scandalo che scoppiò a casa dei nonni… Il nonno, un uomo alto e robusto che ispirava paura e rispetto solo a guardarlo, infuriato ed annebbiato dai troppi bicchieri di vino, apprendendo quel che era successo a mia mamma, prese in mano l’ascia pesante con cui spaccava il legname d’inverno e si mise a rincorrere per il cortile la mamma, con la nonna di seguito. Urlava e bestemmiava tutti i santi che lo avevano punito in quel modo. Insultava una ad una tutte le donne della famiglia, accusandole di non aver saputo educare la figlia minore, cioè mia mamma. Davanti al recinto si radunò molta gente, per assistere allo spettacolo che si svolgeva all’interno del cortile. Due ragazzi chiamarono mio padre, il quale si assunse la sua responsabilità, con coraggio e dignità. Con un abile salto scavalcò lo steccato, che era abbastanza alto, azione che suscitò già decine di applausi di sostegno. Il nonno non capiva se gli incoraggiamenti erano per lui, o per l’intruso che aveva provocato quel casino. Il vecchio smise di correre, fermandosi, con l’ ascia sollevata sopra il suo capo, pronto per colpire il nemico, se ci fosse bisogno. Mia mamma accorse verso papà e gli si gettò al collo, cercando la sua virile protezione. “Da oggi in poi, lei sarà mia moglie!”, disse papà, rivolgendosi al suo futuro suocero ed anche agli spettatori perditempo. Le sue parole provocarono una nuova ondata di applausi, e basto la lecita richiesta di un ragazzino, per indurre la folla ad esclamare in coro: “Bacio! Bacio!” Papà prese delicatamente la mano di mamma e gliela baciò, come un vero cavaliere. Essa, commossa, scoppiò a piangere dall’emozione, felice di essere uscita in tempo dalla categoria delle ragazze madri, salvando al ultimo momento l’onore della sua famiglia. Non so se furono le grida della gente oppure la grande promessa di mio padre ad addolcire il cuore arrabbiato del nonno. Quest’ultimo si arrese, posando a terra l’oggetto micidiale e prendendosi l’abbraccio di mia nonna. Ultimi applausi, un po’ spenti, annunciavano la fine dello spettacolo. I curiosi si ritiravano, uno ad uno, mentre l’intera famiglia scompariva in tranquillità nella casa gialla.

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