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CAMMINAVO IN UNA NUVOLA DI DUBBI MORTI.
personali [ ]

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di [FANDERRAUNO ]

2009-09-02  |     | 



CAMMINAVO IN UNA NUVOLA DI DUBBI MORTI.

Dove tu vita senso, giorno,destino,
luna sotto le fiamme di un eterna chimera.
Mille morti,sotto la luna che anima rincorse d'eterno,
rincorsa a spettri;
e io e te ci correvamo,
spettri che si prostrano giĂ  morti
sotto le nostre vene intrecciate da un riflesso di santitĂ  della terra,
allucinazione di Cristo,
rincorriamo la spiaggia, rincorriamo il chiaro di luna,
luna che lasci le stelle di sera,la notte,
il crepuscolo di rosse stelle libere di sparpagliarsi per il cielo
e ognuna tiene fantasmi d’argento che girano sotto le sue linee di seta,
distruzioni d’amore,omicidi di vene, stragi e amori universali
che stravolgono ogni riferimento mortale,
lasciandoti in balia di una resurrezione concepita,
geometrica ma immortale, monsonica,
lasciandoti in balia della incalcolabilitĂ  della floreale placenta casuale,
creazione innumerevole di risurrezione di umiltĂ ,
lasciandoti in balia di uno spiazzato
grandezze di aperture alari piĂą spietate degli asteroidi
asteroidi a cui apparteniamo per ogni ragione,ogni ragione?!
Dritti a fremiti del cielo che non esistono strade altrimenti,
camminavamo su una pietra franata, una costruzione in macerie,
era un filo giĂ  sfibrato;
semplice assassino della paura e dell’imbarazzo d’immenso,
una pace che è rubata
per spettri troppo semplici da mettere di fronte
agli angeli di clorofilla nelle vene e artigli nei pensieri,
filo sfibrato ribelle a se alla certezza della sua sfibratezza e di Dio.
Terra; angelo fra ala atlantica e pacifica,
fiore senza stelo nell'universo dell'era inventata dell'acquario,
paradiso lampante, giurato, furibondo, disarmante,
solo frasi mai dette,un faro rotto è come una stella.
Quando la carestia avvolge li specchi che vivevano di luna,
mentre noi eravamo su quelle corse insieme;
e io e lei ne mia e ne suo che ci rende solo gioielli,
c’è una vicinanza con un creatore che legge nel pensiero millenario,
che ti rende un piccolo gioiello nelle sue mani,”il suo mondo; sospiravamo”.
E l’eterno si assorbe di un fazzoletto e basta.
La cecitĂ  corregge il tiro delle allucinazioni,
piume delle nostri frasi mai dette volano nella steppa,
come pilastri delle aurore,come sabotazioni di confini,
sazietĂ  di leviatani,volano nella tundra,disparate,
riempiendo il nulla inimmaginato;
come se fossimo usciti brucianti da un sogno, noi due amore,
nel silenzio di questa luna di nivea teatralitĂ  e espressivitĂ  al sole,
dove si perde vita, inferno, purgatorio e paradiso,
dove le fini accudiscono desideri,
e il rumore del mare ti mette a tu per tu con le tue morti e resurrezioni
e promesse e parole,urlate al giro del pianeta,ma poi è morta la notte,
abbiamo molti morsi da darci,eccoci morte,
solo insieme ci conosci,abbiamo rincorso la cenere per ucciderla,
abbiamo tradito l’universo
perché noi due eravamo per sempre prima che uscisse la lacrima del piacere,
senza pietĂ  abbiamo bruciato il silenzio elettrico,
abbiamo rincorso solo la creazione per morirci sopra
e lasciare la nostra di cenere tatuata di frasi d’amore,
e morte che sei cenere sai che abbiamo vinto,
morsi amore,morsi e sposami,per sempre insieme,sposiamoci,
per sempre insieme che noi uniti sotto la pelle delle unghie,
radicati come piante nelle rispettive coscienze,
sposiamoci sotto la luna ubriachi che la fine è un concetto egoistico,
Il mondo ha paura della resurrezione.

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