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Prosa - <em></em>: - Il mistero della notte senza luna di Paolo Silvestri
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Il mistero della notte senza luna
prosa [ ]

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di [inoltre ]

2011-12-21  |     | 



Il mistero della notte senza luna o della luna piena quando la notte l’ingloba, e il silenzio delle forme che si muovono, quasi esitanti al limite del tempo che ci appartiene, che ci è concesso.... la notte atterrisce le forme, le informa nel tutt’uno che il buio assolutizza nel nulla, e sono qui, in quest’angolo del me a decifrare le emozioni del sentiero della luna. La vedo sbucare fra le nubi, abbellire di pallore i segmenti del cielo delineato dai frangenti delle nuvole cariche di pioggia.........
Come scende la pioggia, quasi inerme a terra. Calpesta pozzanghere già fatte da gocce su gocce atterrite, gettate a terra esangui, prive di vita ma sostanzializzate da lievi richiami di sonorità represse qui...là...oltre il limite di questa notte atona, qui...là...ancor più in là...... Senza suono, sento vibrare a malapena il mio cuore e il gocciolare del senso del cielo che vien giù a gocce e cerchi di vibrazioni che accompagnano il lento scivolare del tempo fra le mie dita........
Accomodati qui al mio fianco, ombra di ciò che rappresento, siediti ed ascolta il lento tambureggiare delle gocce di pioggia sul vetro di questa finestra, scampolo del nulla che mi circonda...........è il mistero della vita che s’accoda alla morte, cosi’ come il buiore è la morte del giorno colorato e il rifugio del silenzio circoscritto fra il ritmo delle foglie percosse dal vento ed il luccicore del semaforo giù all’incrocio fra via del possibile e viale delle occaisioni perse......
Il rumore dei passi rimbomba nella strada un frangente di vita mi percorrem riesco a percepire quasi il respiro in questa fonda notte silente....il mistero della notte che non informa la realtà ma la sottintende, la sottolinea quasi, nella sua volatilità, nella sua lentezza.......
E’ un mistero ritrovarmi qui ed essere in un altro luogo ad ascoltare parole filtrate dai muri che ci separano, segreti raccolti in silenzio dettati e scritti sulle pareti; misteriosamente mi parlano le pareti, prorompendo dal silenzio che le attanaglia declamano versi all’oscurità che le confonde. Quando scende la sera le pareti incespicano nelle parole e si confondono coll’affievolirsi dei colori e ripetono a squarciagola il segreto dell’ape regina trafitta dal Fuco impazzito..... Resto immobile ad accarezzare il lento frusciare delle ore di questa notte unanime. Son qui aggrovigliato al mio essere, attaccato alla possibilità che dal fuco possa nascere una farfalla da addomesticare e che il ragno non tessa la sua ragnatela per non imprigionarla, misteriosamente le ali della farfalla notturna lasciano cadere un’ombrosa polvere come a liberarsi del nugolo di notizie del muro e lasciare spazio ad altri pensieri........ e vedo la polvere posarsi sul pavimento, sulle mie scarpe sui mobili posati a ridosso del muro ciarliero, scoperta, la polvere, dalla luce lunare ora che le nubi son passate oltre lo scampolo del cielo che mi compete. Mi compete il mistero dell’essere presente all’istante ormai andato e la presenza continua a prolungare l’attimo in un’esperienza di rumori e note e pensieri assiepati al lato della mente. Cos’altro sono se non l’attimo stesso del discorso del melo traviato dalla mano di Eva e dal sibilo della serpe? Cos’altro sono se non un pensiero arrivato per caso dal mondo disumano e rimasto attaccato al lembo della mia mente? Cos’altro senon se non l’amplesso che mni hai donato e che mi traumatizza ora che non sei con me? Ora ti cerco fra le sponde del domani fra il silenzio della notte e il languore della luna bagnata.,,,,Farò un viaggio fra le rughe del tempo andato , varcherò le colline del desiderio per incontrarti, sacrificherò i miei silenzi per chiamarti ed eleverò preghiere agli dei perché io possa onorarti. Sei apparsa fra le telle e la luna, tu stella del mattino ancora non nato già mi illumini e dissipi la tristezza della notte, chiarendomi l’idee e i pensieri si raggruppano nella gioia del tuo nome. Sognerò campi di margherite accoppiandomi al desiderio che ho di te. Misteriosamente il grido dell’amante evoca la morte, tradendo il rigetto dell’ombra sognerò un essere umano e lo imporrò alla rtealtà.Non domandate il mio nome, l’imposizione delle mani sull’orma dell’uomo imposto ha traviato la mia anima nella sua intierezza, non so chi sono o cosa sono mai stato. In questo tempio dove le ossa rotte richiamano il ricordo dell’essere umano o spaziale o disumanamente inavvertito della fine del mondo, sogno un’aquila che rimane appesa al ricamo del cielo intessuto e le briciole del ricordo della vita che fu, che è, sventolano le bandiere dell’indicibile verità: mai nessuno ha raccolto le mie lacrime, oltrepasso la soglie del dolore supremo e rimango atterrito dinanzi lo spazio declamato dalla morte del tempo. Cerco un’anima che meriti di partecipare all’universo, partecipe io stesso al declino del mio spazio universalmente noto, declino corrispondenze verbali, mentre il tutto caoticamente si muove smembrando gli attimi. Ehi voi che restate ai margini del mio ultramondo, ascoltatemi, cerco un attimo che possa travalicare i tempi e tramuti il tichettare della pioggia nel pulsare di un cuore. Imporrò il cuore all’Universo. Ehi voi abitanti del sottoterra che impostate discorsi coi ricordi delle ossa disumanizzate, imporrò uno scheletro all’Universo. Imporrò un nuovo canto alla liturgia Eucaristica.....dopo il passare dei giorni ispirati,dopo le preghiere e il silensio e le grida, dopo l’inevitabile finire di mille vie e la gelida veglia in giardini diseccati, dopo la vita e la morte di luoghi solitari, dopo i giudici e gli avvocati e i guardiani dopo il profitto e la perdita dopo i bisbiglii delle ossa del Fenicio imporrò un nuovo codice di chiarificazione delle entrate e delle uscite. Imporrò un nuovo gioco di carte ed un nuova lotteria, la matta racconta una storia diversa e parla di un ambiente straordinario dietro l’angolo del sette di cuori e il tre di fiori. Chi mi ha fatto le carte mi ha letto la mano, la linea della vita interrotta a metà cammino e la selva oscura limita la visuale e l’andare mi è faticoso, sconfiggerò le belve con l’asse di fiori gicando a carte prima di fare all’amore.

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