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Medjugorje, la Regina e l'avversario
prosa [ ]

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di [LucaCipolla ]

2012-12-21  |     | 



Il gatto osserva quieto interrogando le nostre danze d'amore sulle rocce che lacerano i piedi;
Vicka ci segue radiosa, con sguardo sbarazzino d'esile dijete.
Amica, tutti noi abbiamo una madre e dobbiamo esser degni del suo amore,
tu che per la prima volta piangi ed il segnale rende così distanti, moderni,
ma le lacrime non sono di coltan.
Le cicale smettono di cantare nel freddo mio cuore, Tu che lo svezzi di pensieri arditi
e prove come lame di coltello,
la luna è ora un sole che pulsa e si mostra integra e nuda ai nostri occhi umili e pacifici,
il tuo cuore di madre, forse,
luna che si sovrappone alla montagna e ci osserva, noi pensiamo con occhi amabili,
e Tu lì, forse..
Sale il nostro calvario ed incita a non sentire dolore,
no, no fratello, non è cinismo, è restare assorti, controllati e saldi di fronte alla ruota dei tempi
ed alle ferite che incombono lungo il cammino..
Madre, dammi la mano e aiutami a toccare ogni stazione, formella del tuo sentiero
perché l'eco d'ogni mistero, l'inciso d'ogni giaculatoria sappia del tuo profumo di viole
e di quel raggio che dal Križevac abbraccia il Podbordo e si diffonde nel tricolore della fratellanza slava.
Vela questi occhi ed i miei sensi già assopiti ma ancora sensibili al fascino d'una ghaziya nel suo yelek di porpora,
la danzatrice mi lusinga nella sua pelle fulgida d'olio e di miele che seduce,
il tuo corpo, Salomè, è solo cenere, la spoglia dell'avversario:
quale mente usurpi oggi, vile, quale testa reclami che possa galleggiare tra i liquami delle tue cloache ?
Cupido dell'ego, ego in persona, quale dardo cela la tua faretra ?
Forse tempo e solitudine e ti palesi come astio, superbia, giudizio insindacabile ?
Le tue leziose parole assertive m'inducono ad evitare e ti sostituisci a me, esibendo il mio vessillo
sul comune campo di battaglia tra bene e male.
Sto perdendo,
ma seduto su una roccia a soddisfare
una croce di legno che non è mancina falciatrice:
"Facili alle suggestioni, salvaci dal caos,
Kraljica Mira,
allontana da noi ogni estasi indotta che propone sogni di carta
e ci solleva alteri dalla terra, esitanti;
dacci un segno e misericordia,
noi che vaghiamo alla ricerca d'una prova tangibile, un po' tutti San Tommaso,
noi, naufraghi in tua assenza
che spesso non sappiamo chi dorme al nostro fianco e la notte ci teniamo per mano;
qui è più facile ascoltarti ma sei ovunque anche se più porte ci dividono,
da Malkhut a Keter, alza questo sipario, Madre di tutti,
svela amore, umiltà e condivisione - possa captare subito questi raggi di luce -
altra esistenza non abbiamo, destaci dal sonno e tienici per mano,
non come i brevi bagliori di consapevolezza che la follia ci regala,
fa' che sia per sempre e che, liberati dalle catene,
un cigno canti per ciascuno di noi.
Tu c'insegni che un fiore trae la sua bellezza dall’acqua e dal sole,
integri siano il seme e le radici perché abbia grazia e colore.
Aiutaci a credere in Te, in ciò che reale non si vede
per un disegno che appartiene a tutti
perché la nostra coscienza sia come un bimbo da svezzare e crescere
in una costante e paziente prova per poter esser degni della luce".
Solo, ma tra fratelli che non distinguo, bevo la rugiada dei campi di lavanda,
un brillore di specchi le rughe dell'acque, pillole d'amore da un cuore ingrigito di ferite
- nonna che m'accompagnavi su un sentiero noto, la corte, le scale, tutto mutato,
futuro d'un tempo che s'è fermato -
adesso come credere se non trovo equilibrio,
se tra bene e male perdo e sbaglio, se nel disturbo io divento il male,
se già così rigido e difficile agli occhi dei simili non posso testimoniare il tuo nome,
esser da esempio,
come credere, Madre,
Tu che mi chiedi d'aver forza, avrai un dì misericordia d'un cuore malato?..
Ora che scendo le nude chine di calcare cinte da corone di spine,
lieti nella cortina di mille bandiere ove ci guidi e ti chiamiamo in ogni lingua,
aiutami, aiutaci a traversare la strada, Madre,
non lasciarci indietro ma neppure andar avanti, Tu, Figlia del cielo,
che rivolgi sguardo e parola ai fanciulli, i più piccoli,
della verità ricettivi nella loro purezza, assenza di giudizio e disincanto
come alvei di roggia della prima acqua sorgiva.
Bijakovici è un'arancia sul lato destro della valle, teli di stoffa penzolano
dalle baracche dei venditori di croci e santini, la notte impera, chiediamo ad essa
la clemenza di risparmiarci l'ultimo respiro nella coperta che dall'orizzonte
si dipana;
Madre, in quest'ora siamo più fragili e sentiamo più freddo, ci sovrasta lo smarrimento,
il timore, ma Tu, rimboccaci le coperte..
Uno zefiro di calce si leva quasi in segno di saluto,
"Gospa Majka moja" canta Divan, il dentista, "Gospa Majka moja" Amalia, tossicodipendente, "Gospa Majka moja"
Aran, commerciante di liquori,
"Zdravo Kraljice Mira" si leva da Alfred, calciatore, Gaudêncio, ex spacciatore, Francine, segretaria,
"Zdravo Kraljice Mira" da Ilie, contadino, e David, affetto da disturbo bipolare, "Zdravo Kraljice Mira" da Agnieszka, casalinga, Erzena, ex prostituta, Giovanni, banchiere, e ancora
Raimund, malato di cancro, Danica, pasticciera di Zadar, Adelina...
Il giudizio è miope dinanzi al velo che cela la verità dell'essere
ed io solo col male posso conoscere il bene ?
No, Madre, non son degno che Tu entri sotto il mio tetto, ma non lasciarmi orfano
tra le schegge del destino..
Vicka riflette lo sguardo di Miryam, ora di nuovo bimba, pietosa ed amorevole.

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