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Gianni
prosa [ ]

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di [emmagreceanu ]

2014-02-07  |     | 



Vicino alla mia casa passa un fiume. Quando c' e marea o tempesta, le acque scoppiano sotto nel tunnel. Quindi, l' odore di alghe è cosi forte, che si può sentire anche con le finestre chiuse.
A volte piove per giorni finemente e spesso. Nella luce del lampione si può vedere come il vento disperde le gocce. In qualche ora il fiume si riempe, sussurro diventa boato e in quelle notti, il suo furore ti inonda il subconscio.


In casa è caldo e ho detto che scriverò. Ho aperto il quaderno, ho scarabocchiato apatica le prime parole, poi ho sentito la acqua che bolliva in caffettiera. Mi sono alzata per preparare il caffè, sfidando cosi, un tempo che scorre mollemente, mogio, come una faccia di vecchia con preavviso di morte.

Guardo fuori della finestra e se non vedo movimento, ritorno pensando ancora alla faccia indurita di quella vecchia. Ma un vento imprevedibile muove gli alberi di olive. Sotto l' impulso, loro ballano caoticamente. Il lato sinistro è sostenuto dal tela del garage che sventola minacciosa, pronta a volare. Il lato destro si sforza di nascondere le silhouette dei passeggeri precipitosi.
Solo i piccioni, portatori di speranza, si fermano sul davanzale, beccano le briciole e lasciando indietro, naturalmente, il loro sterco, si alzano, vorticosamente attorno all'asilo.



Nell'edificio vicino, un vecchio sta seduto alla finestra e fuma. Di notte, a volte, vedo la sua sagoma scura e il mozzicone di sigaretta che brucia. Fumiamo entrambi senza luce e con pensieri lontani.
Poche settimane fa non stava cosi tanto. Allora era la vecchia Giustina, con il suo cappotto di visone o di ciò che era, con le scarpe alla moda, esuberante e volubile. E morta, è andata ora...
Senza preavviso.
Il giorno prima della sua partenza, ci siamo incontrate al macellaio. Ci siamo salutate, come al solito. Si è ruotata con la grazia di un robot, spandendo odore di profumo dolce, poi è uscita, dimenticandosi il portafoglio. Quando l'ho chiamata per darglielo, mi guardava confusa.
È stato quel momento, una rottura di tempo, una deviazione?
Ridicola supposizione, eppure, il giorno dopo la vecchia Giustina non c'era più. È stata alcuni settimane su necrologio della strada che conduce al cimitero. Poi sono stati aggiunti altri.
Nessuno ha parlato di come se ne è andata. Neanche delineato nessun dettaglio emotivo. L'abbiamo guidata al cimitero e siamo tornati in fretta, perchè dopo è venuta la pioggia e ci siamo ritirati nelle case. Poi il fiume si riempì proprio come lo è ora, portando odore di alghe e vapore di sale. E, forse, portando anche i ricordi verso il mare.
Cosi cantava Gianni, non e` che ci creda io, mi piacerebbe credere che i ricordi vanno da qualche parte, ma non è essenziale, io guardo il fiume e fin quando non avrò paura che mi inondi il piano inferiore della casa, mi penserò a Gianni e di come ha finito lui.



L'estate non era ancora passata. La canicola, come un narcotico, distorceva la lunghezza dei giorni. I muscoli delle gambe non potevano nuotare nelle acque immaginarie di calore e si consolavano spostandosi calme, surreale, come se l'intero villaggio fosse colpito di pigrizia. Se lavori non ti sforzavano di uscire, stavi in casa sdraiato, con le mani sparse, travolto dal sudore interminabile. Il sole sorgeva alle sei e mezzo e allontanava gli anziani usciti per le cure del reumatismo. Andavano, guardando sul mare. Ma da nessuna parte arrivava alcuna promessa. Solo un cielo irrimediabilmente blu.
Allora ho incontrato Gianni, figlio dell'ex sindaco Pasqualino, scomparso cinque anni fa.
Nessuno sapeva da dove veniva, dove ha trascorso per tutto questo tempo, e neanche dopo, nessuno avrebbe potuto dire nulla in proposito.
Margot ha imprecato una maledizione, abbracciandolo. Non ho più smesso di pulire i tavoli, perchè non ero interessata a quelli che venivano a La Scogliera. Con quel calore, era faticoso fare qualsiasi cosa in modo volontario. Il meccanismo esistenziale è stato semplificato per funzionare più facilmente, e poi, perchè sarei interessata di lui? Avevo una repulsione anticipata per chiunque entrava e guardava il modo disordinato in cui ci muovevamo, disorientate dal calore.
Pulivo i tavoli appiccicosi, pensando alle mie piccole cose, fino quando mi è stato presentato lo scomparso- riemerso e neanche allora, neanche quando sono rimasta sola con Margot, non ho chiesto nulla, anche se ho sentito che voleva parlare.

Insieme con lui ho pulito dalla sabbia le terrazze, abbiamo lavato i lettini, abbiamo raccolto mozziconi di sigarette, proprio come ogni mattina. Ha lavorato disinvolto, con un cappello di paglia riparandosi gli occhi, con la sciarpa rossa avvolta intorno al collo, canticchiando qualcosa su un fiume che annega i ricordi, poi si è sdraiato su un lettino, e io andai in cucina a preparare le cose che servivano per la sera.
Più tardi, verso mezzogiorno, mi sdraiai anche io. Era l'unica pausa della giornata.
Margot non mi accompagnava e ero contenta che potevo guardare il mare senza disturbo. Mi piace guardare lontano verso il mare. Puoi riempire tutto quel spazio con quello che voi. Con sogni. O con nulla, la maggior parte delle meditazioni più rilassanti, sono sul nulla, diceva qualcuno.
Gianni e venuto a chiedermi una sigaretta e guardava anche lui quel niente. Solo per un po', perchè aveva voglia di bere, ha bevuto un bel po in quel giorno e mi ha chiesto dove abito.
- In una casa vecchia. Vicino al fiume.
- Come hai fatto a trovarla?
- Margot...
- E difficile trovare le case qui. Soprattutto una cosi bella.
- Come lo sai che è bella, ho chiesto.
- Sono solo due le case vicino al fiume. Una e di uno scrittore, l'altra era un annesso del asilo, poi apparteneva a una famiglia proveniente da Cuneo. Ma la famiglia è stata dispersa. Nuovi proprietari lo hanno diviso in tre ampi appartamenti per l'affitto. Ma a causa delle pareti fredde, di pietra, non e stata quasi mai abitata.
- Conosci un sacco di dettagli...
- Si, la gente parla. Tu cosa pensi?
- È classica. Prima sembrava troppo grande e disordinata, ma il prezzo era accettabile. Dopo che ho fatto qualche cambio, mi è piaciuto. A volte, nella notte, immagino come apparisce una bella fantasma che mi abbraccia perchè non ho buttato nulla di tutta la roba con valore sentimentale.

Rideva.
- Hai un posto che ti piace di più? Dove stai spesso, voglio dire.
- Non. Ho pero una camera, proprietari l'hanno trovato casuale, con il rinnovamento. Le scale sono ripide, pensi di essere sotto il livello del suolo, anche se è al piano di sopra. Ti senti solo lì. Le finestre sono piccole e hanno le sbarre. Si odono le rane e il fiume che passa.

Parti, senza dire nulla.

La sera era desiderata da un sacco di gente seduta con le mani in grembo, sulle rive della scogliera. Ho aspettato il tramonto, come si contavano le ultime ore di un anno. L'ombra benefattrice ha portato una leggera brezza e hanno cominciate le canzoni e i turisti hanno invaso il lungo mare. Alcuni accompagnati dai cani, altri dai bambini che correvano per comprare gelati.
Si sentiva l'armonia e tutto era tollerato.
Il vecchio Pasqualino, l'ex sindaco del comune, ora l'unico senzatetto, era avvisato circa l'asspeto e incoraggiato con colpi lievi sulle spalle e strette di mano.
Nessuno non storceva più il naso, sentendo la puzza di urina che lo seguiva.
Improvvisamente, quest'uomo d'azzardo che ha distrutto la sua famiglia, giocando al Casino di Sanremo, era una vittima, un eroe, un genitore in attesa di una grande gioia.
Non importava nulla , il passato, anche vergognoso come è stato fino a quel giorno, era scomparso.
Pasqualino raggiunse una volta al tramonto a La Scogliera dove lo aspettavano un altro gruppo di concittadini.
L'emozione unanime fu grande quando e venuto fuori, anche con il carrello, un giovane storpio, che avrebbe filmato per archivio personale, pensavo io, ogni smorfia o sorriso, le mani delle anziane piegati in preghiera, le bocche spalancate dei giovani, sorpresi per la novità della situazione, una folata di vento che agitò gli abiti leggeri delle donne, insomma, tutto.
I nostri clienti erano altrettanto entusiasti, così approfittando della breve pausa ho acceso la sigaretta e ho cercato di guardare in lontananza al sdraio dove era seduto Gianni. Non si vedeva nulla.
Nel frattempo, è stato designato un gruppo delegato a sostenere il morale turbato di quel barbone. Incolonnati, hanno sceso, due a due, uno, due, tre, cinque gradini, si sono tolti le scarpe, hanno sentito la brezza fresca, hanno trasportato anche la sedia a rotelle e in processione sono andati verso la fine della spiaggia.
Franco, il marito di Margot, si alzò su una piattaforma con l'aiuto di un megafono ha fatto la prima chiamata.
- Gianni, il tuo papa è qui.
Ci fu un momento di silenzio. Solo le onde gorgogliavano dolcemente. La musica è stata interrotta, i gabbiani non urlavano più e io aspettavo, come tutti altri, che da qualche parte, dal mare o della terra, apparisse  Gianni con le braccia aperte per abbracciare suo padre.
Ma non è successo. Non in quella sera e neanche dopo, perchè sul lettino dove stava il giovane, non c'era piu nessuno. Il cappello, poi la camicia e i geans, un paio di mutande usurate, la sciarpa e il bracciale sopra, una cruciverba e la penna sul tavolino e nient'altro.
Gianni era evaporato, fuso nella notte o dentro al mare, più o meno come cinque anni fa.
Non sono andata a chiedere nulla. Ho pensato che il giorno dopo avrebbe chiarito tutto. La mattina, pero, i bagnini hanno cercato invano. Poi hanno cercato tutto il giorno, durante il quale io pulivo i lettini, travolta dal calore. Mi veniva a rinunciare a tutto che si poteva, volevo solo sedermi per guardare in largo fino alla cecità. Poi sentii il rumore e ho capito che l'avevano trovato. Non c'era più speranza.
Ho guardato dove i suoi vestiti erano e mi chiedevo perché? Volontariamente o accidentalmente?
Su una parte del foglio erano disegnati stelline e sotto ho scoperto il ritornello che cantava.

“ sotto casa mia passa un fiume,
quando verranno le pioggia andrò con loro al mare
lì mi affogo i ricordi
sarà come non sono stato mai...”

In quella notte l'ho sognato. Stava seduto sul tetto. Mi sono infilata su piccolo finestrino e l'ho trovato accovacciato.

- Cosa stai facendo qui, ho chiesto.
- Salterò. Ti piace la casa?
- Si. Ma adesso, so. Mi lo potevi dire prima.

Mi ha detto Margot, dopo.
“ Stai nella sua casa.”
Ha preso il vento e saltò giù come in un volo, senza perdere l'equilibrio.
Volevo anche io saltare, non avevo paura, ma non sapevo come riuscirci fare senza dolore. Pensavo al dolore, prima di tutto.
- Salta senza pensare, mi ha detto lui.
Ho presso vento e ho sentito la semplicità della caduta. Ho gridato a lungo e ho sentito l'eco singhiozzando verso il mare.
Poi mi sono svegliata e tutto era sparito.

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