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Nel tempo della tempesta
prosa [ ]

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di [emmagreceanu ]

2016-11-05  |     | 




Proviamo a dimenticare i nostri compiti e la febbre della malattia, caro signore Drahomir.
E non devi più guardare alla finestra, sembra che la tempesta durerà un po' e io non posso andare finché non succede.
Siamo tranquilli qui.
La forza con cui il vento colpisce le mura non mi spaventa più, neanche la notizia dicendo delle strade sprofondate.
Puoi immaginare una strada sprofondata, dove e sparita e che rimane?
Un buco, dicono loro, una enorme cavità che neanche si può misurare.
Ho la sensazione che così doveva essere, mi viene a ridere, dovevo essere la tua guardia perché tu non morissi e avessi tempo di dire ciò che dovevi dire, e boom! Moriremo insieme e nessuno non saprà nulla.
E nessuno non saprà nulla mai, siamo due anonimi per la maggio parte del mondo.
Vuoi acqua? Certo! Bevi con calma, ti alzerò un po' la testa e tu mi guarderai inespressivo, le tue mani bruciando terranno le mie, ti sforzerai di dire qualcosa, cosi come hai fatto in tutti questi giorni, ma rinuncerai subito, perché sentire la propria voce ti spaventa, taceremo insieme e io asciugherò la sudore della tua fronte, trasaliremo insieme quando il tuo vecchio orologio annuncerà ancora un'ora passata, e tutto qui.
Non andremo da nessuna parte.
Non speriamo nulla.
La striscia di terra sulla quale ha resistito questa casa, si sta gradualmente assottigliando, lavata dalla pioggia e strappata dal vento, non c' è più nulla in cui sperare.
Vedremo, vedremo che sarà.
E poiché so che mi capisci, ti racconterò.
Non per fare la buona compagnia, ma perché, riconosco: Ho paura.
Immagina di passare attraverso Sanremo in un giorno di novembre.
Non sorridere, la Piazza Colombo soffre annegata di quella pioggia fine, una sorta di pioggerella, che cade incessante e fastidiosamente dalle nuvole plumbee.
Di piombo sembra anche la strada su cui ti insinui, fantasma tu, fantasmi loro, sopra di tutti il tempo cambia la configurazione del spazio senza lasciare nessun indizio di colui che ebbe voluto prendere tutto in un quadro.
Vai avanti con gli occhi ben aperti, non puoi fare altro, un momento di disattenzione può costarti una fronte aggrottata dopo uno scontro con i tuoi simili, anche loro persi nel mondo della pioggia.
Con gli occhi ben aperti assorbi, senza volere, dettagli. La tua mente e sovraccarica, soffocata di espressioni facciali, rumori, colori, toni, sentimenti nati e sciolti lento in un mare di malinconia.

Perche altrimenti non sarei quella che sono, signore Drahomir.

Davanti al Mc Donalds, sotto un grande telone, i giovani usciti dalle scuole gridano e strillano come pazzi. Ti sbrighi. Se qualcuno ti avesse chiesto, avresti detto: “ I colori vivaci assomigliano ai fari, mentre la nebbia”.
Una giacca rossa diventa un indizio, obiettivo, scopo, dimentichi la fronte aggrottata e segui la colore cosi come aspirassi verso l'uscita di un labirinto. Il corpo si riscalda sottoposto allo sforzo, le tempie pulsano forte, sulla tua faccia appaiono sfumature rosa che diventeranno rosse, nel petto senti qualcosa di secco e caldo, ti mordi le labbra decine di volte cercando di sorpassare un gruppo di bambini seguiti, nella pioggia, dalle maestre, turisti con l'anima persa nelle vetrine, un facchino che porta un'enorme carrozzina, un commerciante di borse, occhiali, portafogli, ombrelli,” piove signora, le serve un ombrello”?, il commerciante ti stringe con insistenza, ha gli occhi scuri e i vestiti bagnati, ti chiedi perché non apre un ombrello e pensi ai calzolai e alle loro scarpe sempre rotte mentre cerchi una via d'uscita da tutto questo, spingendo con le spalle la porta di un bar Dentro ci sono odori e rumore.
“ Tu, sai fare le torte?”
“ Torte, dolci e anche polpette” - Cosi mi sono presentata a lui, un uomo attraente e ricco, diversamente da me che non sono nessuno e per di più lunatica.”
Ti chiedi verso l'uscita, chi altri ti abbia fatto questa domanda. Qualcuno tanto tempo fa e qualcuno solo poche ore fa.
Tutti ti guardano.
“ Io seguivo una giacca rossa, i colori vivaci sono come i fari nella nebbia, quando il commerciante...” vuoi dire, sbrigandoti di scappare, ma all'improvviso senti un colpo forte in faccia e cadi, cadi prezzo di un quarto di sogno, nuoti in un mare nero, rosso, verde e alla fine giallo.
Ti svegli confusa, cerchi una spiegazione, erano solo le porte di vetro. Che ridicolo voler passarvi attraverso!
Guardi imbarazzata gli altri, ti imbatti in occhi senza volto, “eyes without a face”, bella canzone, bei tempi, forse all'epoca qualcuno sarebbe intervenuto, ora nessuno, sei da sola, tutti siamo da soli.
Un giovanotto mastica una briose, guardando perso alla finestra.
“ Fai finta...” ti viene a dire.
Una voce interviene, chiamando un'ambulanza, un mano ti sporge un sacchetto di ghiaccio. Ti chiedi allarmata come stai ti senti la testa come una roccia che trema su un collo tropo fragile.
“ Sta bene, signora? “
“ Come sono?”- chiedi, stupita perché non ti senti e il tempo nuota nel vuoto.
“ Altri hanno fato di peggio” riprende la voce.
Ti alzi, il mal di schiena di pugnala perfidamente. E nei gomiti, ma soprattutto sulla fronte e sul naso. Ti senti e apri, guardando, questa volta, la porta. Che ridicolo!Che scenata! Ripeti in continuazione queste parole mentre la giacca rossa appare innocente come se avesse aspettato tutto questo tempo.
Cori e ti chiedi perché. Perché devi sapere? Qualche persona si ferma e guardano intorno. C' è qualche pericolo? No. Solo la pioggia che cade e inonda le mente.
Tu non li vedi e non ti interessano, sei vicino, senti anche la tracia di un profumo, ma ah!...
...un cieco! Un cieco brancolando il buio eterno ti colpisce, ti cattura la mano e ti stringe. Da dove proviene tale forza? Cerchi di muoverti, tenti di spostarti, ma sei bloccata al muro. Vuoi fare qualcosa e non sai che cosa, che miracolo sarebbe se toccandolo riprendesse a vedere e spostandosi cominciasse a urlare “ Vedo! Vedo!”
La giacca rossa sale una stradina nella panta, qualche passo e sparirà, il cieco annusa l'aria con i suoi sensi diversi. Con voce calda e tremante chiedi:” per favore, posso passare?” - è istintivamente guardi negli occhi, i suoi occhi sono un mare di oscurità, dimentichi la tristezza, la pioggia e il tuo scopo.
” Mi sono perso ancora?” - chiede lui.
Come e dove ti puoi perdere povera fantasma; tutti siamo persi, ma tu non ti troverai mai.
“ Mai dire mai!- urla, il vecchio non vedeva, ma leggeva i pensieri. Trasalisci sorpresa e ti soffochi con la tua stessa saliva, tossisci e tossisci senza fermarti, cercando di salire la pendenza della strada.
Decine di occhi ti guardano, si aggrappano a te, ti seguono affamati, tutti siamo uguali, ti viene da ridere e ridi; la pioggerella ti raffredda le guance calde e corri.
E cosi, ti dici. Arrivi in una piccola piazza. Un ramo d'ulivo salta, rilasciato da un uccello. Lui libero, tu pressa senza uscita nel mezzo dei respiri, suoni casualmente( o no?) al numero 31. La porta si apre, c' è una gran folla, ma ormai troppo tardi, sei dentro, sei al riparo e starai in questo corridoio buio finché si disperderanno e ovviamente, ovviamente lascerai qui la tua giacca blu, blu come il cielo sereno in un giorno soleggiato.

Che dici, signore Drahomir, e possibile che accadrà questo?

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